Sono una runner, ho smesso di correre con la musica nelle orecchie perché ho capito che le canzoni non mi facevano concentrare su me stessa, sui miei muscoli e soprattutto sui miei pensieri.

E da quel momento c’è sta stata una svolta in me: riesco a pensare in modo obiettivo alla giornata appena trascorsa, rifletto su ciò che ho fatto di giusto e sbagliato, cerco la soluzione per correggere gli errori, sento ogni muscolo delle mie gambe e aumento o diminuisco il ritmo della corsa in base all’energia che percepisco nelle mie fibre.

Se avessi più tempo, lo impiegherei così: camminerei e correrei di più, rigorosamente da sola, perché a 50 anni ho capito che stare da sola con i propri pensieri non è egoismo, non significa essere una”cattiva” moglie, figlia o amica, ma una necessità alla quale non rinuncerei più.

Mi fa essere una donna più cosciente, e solo così potrò essere una donna migliore e, soprattutto, felice.

Come scrisse Oriana Fallaci: «Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie… Lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità...per la propria felicità».

 

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